Anatomy of Landscape
Anatomy of a Landscape consists of vertically arranged terracotta columns, approximately two meters high, made from Galestro clay from Impruneta. The installation evokes an abstract forest in which raw, textured clay retains the vital energy of the vegetal world. The column has long been a symbol of support and strength. Historically derived from the tree trunk, a simple form capable of rising from the ground almost magically, it later evolved into stone and marble, becoming an emblem of solidity and permanence. In this work, however, the columns appear deliberately precarious. Torn surfaces, clumps, and irregular movements suggest instability and vulnerability. Yet their strength is real. Through firing, wet and shifting clay is transformed into a stable and durable material, permanently fixing what was once soft and unsettled. Fragility thus emerges as an apparent condition: a moment of transformation in which vulnerability becomes structure, and instability solidifies into enduring form.
Anatomy of Landscape
Mediterraneo, Castello Episcopio, Grottaglie TA, Italia, 2026.
L’opera è realizzata in terracotta, modellata a partire da galestro, materia viva che conserva una forte relazione con la terra. Anatomy of a Landscape è un’installazione composta da colonne disposte verticalmente, alte circa due metri. L’opera evoca una foresta astratta, uno spazio in cui la materia conserva l’energia primaria del mondo naturale. Le colonne, simbolo arcaico di sostegno, derivano idealmente dal tronco d’albero: una forma essenziale che nasce dalla terra e si eleva nello spazio. Nella storia si è trasformata in architettura, diventando segno di stabilità; qui ritorna invece a una dimensione più originaria e instabile. Le superfici sono segnate da impronte, pressioni, tracce digitali e solchi della lavorazione. Questi segni richiamano un gesto primordiale della ceramica: prendere l’argilla cruda e stringerla tra le mani, lasciando una traccia diretta e fisica. È un contatto immediato tra corpo e materia. Questo processo, profondamente legato alla tradizione di Grottaglie, diventa un omaggio al sapere artigianale del territorio. L’argilla, inizialmente morbida e instabile, attraverso la cottura si trasforma in una struttura resistente, fissando il gesto che l’ha generata. L’apparente precarietà delle colonne, suggerita dalle superfici irregolari e dal ritmo disomogeneo, contrasta con la loro reale solidità. La fragilità emerge così come una fase di trasformazione, in cui l’instabilità si consolida in forma durevole.